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Ancora oggi riceviamo
citazioni dei nostri affezionatissimi che si divertono a raccogliere materiale e ad inviarlo. Con
Contemporare siamo voluti andare più a fondo. Contemporare è una parola che nasce dalla
fusione dei vocaboli inglesi “contemporaneo” e “raro”, due delle caratteristiche dei vini che
andremo a presentare. Sono vini in edizione limitata, che usciranno una volta l’anno in un
numero non superiore alle 200 bottiglie e reperibili solo presso la nostra cantina, a Montefalco.
Si tratta di un’ iniziativa che non coinvolge il Sagrantino ma il Sangiovese; e la scelta
ovviamente, non è casuale.
Quindi non più Sagrantino?
Abbiamo scelto questa varietà proprio perché rispondere alla domanda “di che vino si tratta”con la parola “Sangiovese” sarebbe come rispondere”di che colore è il cielo?”- “Blu”; dimenticando che di blu esistono sfumature che vanno dal celeste al turchese alla notte.
Sangiovese è generico, bisogna leggere il tappo per capire di che Sangiovese stiamo parlando.
A dirlo siamo noi che quel vino lo conosciamo in ogni aspetto,e lo facciamo attraverso un
microchip, della dimensione di una capocchia di spillo, finito nel tappo. È un grande momento
questo nel mondo della comunicazione enologica. Consideri che nel tappo del nostro Sangiovese, sono raccolte tutte, ma dico tutte, le informazioni del prodotto: dati sulla varietà, sull’ annata, sulla cantina, il territorio, la commercializzazione; e il tutto, senza praticamente un supporto aggiuntivo. Basta un telefonino per leggere le informazioni. Chi non ne ha uno?
Quindi Contemporare non è un progetto di marketing?
Contemporare è un progetto di comunicazione a 360 gradi, che andrà a rivoluzionare il sistema.
E’ un progetto curatoriale. Si parte dal vino, in questo caso un Sangiovese, che si racconta da
solo. Non è una scheda tecnica quella che si riceve insieme alla bottiglia, ma una storia
completa, un quadro esaustivo del prodotto. Da tempo abbiamo imparato che per far capire
il nostro lavoro, dobbiamo non solo svolgerlo al meglio, ma anche comunicarlo al meglio.
Finalmente con Contemporare ci siamo riusciti. Nel tappo ci sono pagine e pagine di storia,
tecnica, e curiosità sul vino, la cantina, gli uomini che lavorano con noi, il territorio.
Senza pensare che quelle informazioni poi, possono essere personalizzate, integrate, “dedicate”, di volta involta dal proprietario della bottiglia. Quanto è racchiuso nel microchip inoltre, sopravvive al vino stesso, nel tempo.
Possiamo affermare quindi, che con Contemperare stiamo girando una pagina della
storia nella comunicazione del vino? “cara vecchia scheda tecnica”..addio?
Più che la scheda tecnica, Contemporare evolve il codice a barre. Non siamo comunque ancora
a questo punto. Ma il messaggio che vogliamo lanciare è forte.
È importante capire il valore del microchip non solo in termini di comunicazione, ma anche
e soprattutto ai fini della tracciabilità del prodotto, della gestione dello stesso all’ interno dei
passaggi logistici, nel contesto insomma della sua commercializzazione. È questa un’azione
che dichiara da un lato la nostra trasparenza nel fare il nostro lavoro, dall’ altro che denuncia
un’arretratezza di sistema e il disorientamento in cui spesso arranca il consumatore.
La formula della scheda tecnica, è una formula giustissima, in grado di fornire al consumatore
più esigente o al semplice curioso, quelle informazioni base necessarie per orientarsi e per
catalogare un etichetta nell’ immenso panorama dei vini del mondo.Ma è riduttivo.Sarebbe
come il pretendere di voler conoscere un uomo dal suo biglietto da visita. Qui siamo riusciti
ad andare oltre. I limiti che impone la “scheda tecnica” come forma di comunicazione (mi
riferisco al supporto cartaceo su cui stampiamo le informazioni da consegnare al consumatore
che è spesso ingombrante e difficilmente esaustivo) sono finalmente superati con il microchip.
Non dimentichiamo inoltre, che ridurre un vino alla sua scheda tecnica, è spesso un peccato.
Pensiamo nello specifico al “sangiovese”. Se ci limitiamo alla scheda tecnica, potremmo essere
tratti in inganno e pensare che 2 vini Sangiovese al 100%, con lo stesso invecchiamento,
prodotti in Italia, siano uguali. Ecco che cadiamo subito nel torto più grande che possiamo
fare alla vitivinicoltura italiana: la peculiarità territoriale. Nel microchip, troviamo tutte le informazioni che vogliamo.
Purtroppo, (o meglio per fortuna) noi viticultori italiani, dobbiamo muoverci in un panorama
che è al contempo sconfinato e ridottissimo. Numerosissime sono infatti le sfumature delle
diverse varietà,ma al contempo molto ridotti sono i territori di interesse della varietà stessa.
Questo genera molto spesso confusione nel consumatore, che non solo deve capire che cosa
sta bevendo, ma anche l’insieme dei fattori che rendono quel bicchiere di vino così unico,
“raro”, appunto.
È già stato tante volte detto che il vino è frutto di un insieme di differenti fattori, che il vino
nasce da un insieme di tradizione, innovazione e territorio.ma non solo.ma basta questo per
capire un vino? Abbiamo appurato che 2 vini a stesso uvaggio e medesimo affinamento (ma
per esempio prodotti in regioni differenti) non sono uguali. Bene. Stringiamo ancora di più
il cerchio. Diciamo che stiamo parlando di 2 vini, a stesso uvaggio,stesso affinamento e stesso
territorio,ma in annate diverse. Bene, sono uguali? No, anche l’annata è un fattore determinante. Bene, anche questo nel tappo c’è.
Ma con tutte queste informazioni però,non si corre il rischio di creare confusione
nel consumatore?
Il rischio del “consumatore confuso” a causa delle “troppe informazioni” è un rischio che
voglio correre! Il microchip nel tappo, non è un brain storming di 2 ore sull’ argomento
“Sangiovese”, piuttosto che “Sagrantino” o “Grechetto”. Sarebbe come dire: “Potrei regalarti
un’enciclopedia, ma preferisco non farlo perché se la leggi in un colpo solo, ti confondi le
idee”. Sappiamo benissimo che il livello di interesse, ma soprattutto di preparazione del
consumatore, non è omogeneo. Noi ci limitiamo a fare informazione di qualità nel modo più
completo e semplice possibile. Non si tratta che di un pacchetto di informazioni che consegniamo al consumatore. È lui poi che dovrà decidere se utilizzarle, quando utilizzarle e come. Sarà la curiosità dello stesso a fare da parametro. Avremo colui che leggerà tutte le informazioni in un colpo solo, così come avremo chi salverà i file in una cartella del suo pc per leggerle magari il giorno dopo, in pausa pranzo, nel suo ufficio.
Quindi un vino “trasparente” .. sotto tutti i punti di vista?
L’espressione “vino trasparente” non è proprio tra le più azzeccate.. ha idea di come il colore
sia uno dei fattori determinanti nel giudizio di un vino? Ha idea di quante informazioni siano
contenute nelle sfumature che brillano nel bicchiere? Nel microchip di questo primo vino della
linea Contemperare si parla anche di questo.
Insomma “niente è taciuto” mi sembra di capire. Ma non si rischia così di rivelare
a tutti la formula del successo?
Ci sono cose che nel tappo non si possono trascrivere. L’uomo per esempio. L’uomo che fa il
vino e l’uomo che lo beve. Così come il vino è un insieme di fattori non riconducibili ad uno
schema, lo stesso vale per il successo di quel vino, dove entrano in gioco le emotività, il gusto
personale di chi beve, i luoghi dove quel vino si incontra.
Per questo io mi auguro sempre che le mie bottiglie finiscano in contesti piacevoli. Noi
possiamo fare un buon vino e impegnarci a comunicarlo.
La piacevolezza del momento poi è la miglior fidelizzazione possibile. E rimane sempre, per
fortuna, personalissima.
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